È ormai accettato da quasi tutti che il riscaldamento globale anomalo del pianeta cha stiamo vivendo sia causato, oltre che da un naturale ciclo climatico, dalla specie umana, ma forse non tutti collegano questo problema all’aumento della popolazione mondiale e dei relativi consumi. Ricordiamo che nella prima metà del secolo scorso la terra era popolata da circa due miliardi di persone (e da poco più da circa 900.000 a inizio ‘800), mentre oggi abbiamo ormai superato gli 8 miliardi. Questo numero non appare al momento compatibile con le risorse del pianeta, quantomeno non ai livelli attuali e senza che siano stati scoperti nuovi metodi per produrre l’energia senza l’utilizzo dei combustibili fossili (trascurando i livelli di inquinamento indotti dalla società dei consumi).
Tutto questo è poi amplificato da un altro aspetto: fino alla metà del secolo scorso gran parte delle risorse erano utilizzate da circa un terzo della popolazione mondiale (soprattutto il mondo occidentale, Europa, Stati Uniti e pochi altri), mentre il resto (Africa, India, gran parte dell’ Asia) viveva in regimi di sussistenza. Oggi, per fortuna, non è più così. Gran parte del mondo consuma in modo, se non paritario, almeno paragonabile, o comunque aspira a farlo.
Veniamo ora all’aspetto positivo. Negli ultimi decenni si è affermata la tendenza, almeno nei paesi più industrializzati, a una riduzione significativa delle nuove nascite, tendenza che si è ormai diffusa anche in paesi, come la Cina, che fino alla metà del secolo scorso presentavano una costante crescita demografica. Ormai la tendenza alla crescita della popolazione permane soprattutto nel continente africano e in alcuni paesi orientali, tra cui l’India.
Si può comprendere che il problema del calo dei nuovi nati e del conseguente innalzamento dell’età media della popolazione, con la prospettiva di un significativo calo demografico in un futuro non troppo lontano in tutti o quasi i paesi industrializzati, preoccupi i politici, che ragionano in termini di forza lavoro (e in Italia della sostenibilità delle pensioni), ma il calo demografico in questo momento storico dovrebbe essere visto in senso positivo. Invece assistiamo quotidianamente, almeno in Italia, a tavole rotonde, dibattiti, proposte di legge, tutti rivolti a cercare di convincere la popolazione a fare più figli.
Dal punto di vista delle risorse, la situazione demografica ideale sarebbe raggiungere un livello di popolazione mondiale decisamente inferiore all’attuale, per poi mantenere uno stato stazionario, cioè un livello sostanzialmente costante della popolazione. Quest’ultima idea è sicuramente utopistica, perché richiederebbe un accordo a livello globale mondiale, oggi sicuramente impensabile e probabilmente anche in futuro.
Basterebbe però almeno non puntare alla crescita continua, che il pianeta non si può permettere.

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