Verso fine dicembre del 2024 si è svolto nella campagna vicino a Kharkiv, nel disinteresse generale, uno scontro minore tra Ucraini e Russi che in futuro potrebbe essere ricordato alla stregua di Adrianopoli o di Pavia, cioè di quelle battaglie che hanno rappresentato un punto di svolta nelle strategie militari. La prima infatti è ricordata come l’ultima volta in cui le legioni romane, sopraffatte dalla cavalleria Visigota, hanno operato in campo aperto, mentre la seconda ha segnato virtualmente la fine del predominio in battaglia della cavalleria pesante medievale, sconfitta dalla potenza di fuoco degli archibugi. Nello scontro nei pressi di Lypsti, una sconosciuta località dell’ucraina, per la prima volta gli ucraini hanno combattuto utilizzando solo droni e carri armati controllati da remoto, questi ultimi forse anche manovrati con l’ausilio di un qualche sistema di intelligenza artificiale, senza la presenza di militari sul campo.

In effetti l’uso massiccio dei droni e del controllo satellitare è stato fino ad ora determinante in questa guerra, e non si capisce perché fino ad ora una tecnica analoga non sia stata adottata anche per i carri armati, l’artiglieria semovente e altri mezzi terrestri. Se quest’uso diventasse generalizzato, si potranno vedere in un futuro probabilmente prossimo battaglie combattute interamente da robot, senza soldati presenti fisicamente sul campo di battaglia. Questi ultimi sarebbero dislocati con il ruolo di controllori in luoghi lontani, difficilmente raggiungibili dal fuoco nemico. Qualcosa di simile a quanto abbiamo visto fino ad ora solo nei film Hollywoodiani.

Se questa tecnologia si dovesse diffondere ci sarebbero almeno due conseguenze, una di carattere psicologico e l’altra più sostanziale. La prima è che verrebbe a cadere il principale ostacolo che oggi nell’opinione pubblica dei paesi cosiddetti democratici frena lo scoppio di una guerra, cioè che nessuno desidera vedere i propri figli morire in un paese lontano, magari in una guerra di cui pure non  condivide le motivazioni. Se infatti a soccombere fossero solo delle macchine, l’unica perdita sarebbe di tipo economico (non considerando le vittime civili, che comunque farebbero parte del campo avverso rispetto all’invasore). Il secondo aspetto è che la sproporzione tra paesi con una tecnologia molto avanzata e gli altri, cioè le nazioni prive di questo knowhow o comunque economicamente deboli, si troverebbero in un situazione molto più svantaggiata, che non potrebbe essere compensata come oggi dal fattore umano.

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