È impossibile compilare una graduatoria condivisa di quali siano i principali problemi del nostro tempo, ma certamente riscaldamento globale e inquinamento occupano i primi posti. Per fortuna con l’inquinamento è aumentata anche la consapevolezza del problema e l’ideale ambientalista è oggigiorno diffuso, soprattutto tra le giovani generazioni. Esso era quasi assente nei secoli passati nei quali, soprattutto a causa della sottovalutazione o dell’ignoranza degli aspetti ambientali, intere civiltà o popolazioni sono addirittura scomparse.

L’aspetto però preoccupante dell’ambientalismo è che spesso esso viene fatto coincidere con l’idea di un ritorno ad un mitico passato. Quest’ultimo, visto attraverso delle lenti distorte, appare come un ambiente ideale, nel quale la natura e l’ambiente venivano rispettati e curati, al contrario di oggi in cui le risorse vengono utilizzate senza risparmio. Nulla di più falso: tutte le civiltà del passato hanno consumato le risorse naturali a loro disposizione, senza curarsi del fatto che tali risorse non fossero affatto infinite e anche senza preoccuparsi degli effetti dell’inquinamento causato dai loro consumi. Tra i casi eclatanti di questo si possono citare l’isola di Pasqua, la civiltà Maya, i vichinghi in Groenlandia, e numerosi altri (si veda a questo proposito Jared Diamond, “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere”, Einaudi, 2014). Il motivo per cui gli antichi non sono riusciti a distruggere il pianeta è semplicemente perché non avevano le conoscenze e le tecnologie che abbiamo noi oggi. Si consideri, ad esempio, che il consumo smodato dei combustibili fossili (gas, petrolio) è iniziato sostanzialmente solo alla fine dell’Ottocento, l’estrazione massiccia delle terre rare e dei minerali disponibili in scarsa quantità da pochi decenni; l’utilizzo massiccio delle plastiche risale agli anni ‘50 del secolo scorso[1], e così via. Lo sfruttamento degli ambienti naturali, a cominciare dalle foreste e degli alberi ad alto fusto, è stato invece caratteristico di quasi tutte le epoche del passato.

Perché allora il problema ambientale si è manifestato nella sua drammaticità solo dalla seconda metà del secolo scorso? La risposta sta soprattutto nella crescita esponenziale della popolazione mondiale, che è passata dai circa 700 milioni di abitanti di metà ‘700 ai circa 8 miliardi di oggi, cioè un aumento di più di dieci volte! Il massiccio incremento è stato favorito dallo sviluppo scientifico (e tecnologico), che è stato allo stesso tempo causa indiretta del problema e anche della sua messa in evidenza. In particolare, i progressi della medicina e delle condizioni ambientali hanno permesso un forte allungamento dell’aspettativa di vita medio, che oggi supera gli ottant’anni nei paesi industrializzati. Allo stesso tempo, lo stile di vita “consumista” tipicamente occidentale si è ormai diffuso in tutto il globo, facendo lievitare i consumi globali e, di conseguenza, l’inquinamento e il riscaldamento globale.

L’aspetto a mio parere più critico di questi problemi è che non esiste, al momento, una vera soluzione: l’idea che l’utilizzo delle energie rinnovabili oggi disponibili (pannelli solari, eolico e simili) possa sostituire completamente i combustibili fossili è illusoria. Solo attraverso la tecnologia, indirettamente e involontariamente responsabile dei nostri problemi, possiamo essere in grado di salvarci: attraverso la scoperta di nuovi modi di produrre energia (fusione nucleare, energia geotermica dal sottosuolo, o qualche altro metodo ancora da inventare), di nuovi materiali biocompatibili, di organismi vegetali geneticamente modificati più resistenti e che richiedono minor consumo di acqua per crescere, e più in generale di nuove future tecnologie rispettose dell’ambiente.

L’umanità dovrebbe però convincersi che, nel frattempo, il contributo principale ai nostri problemi non può che essere una riduzione dei consumi, cioè una riduzione del tenore di vita.


[1] A seguito dell’invenzione dei catalizzatori Ziegler-Natta che, grazie alle polimerizzazioni stereospecifiche, hanno permesso la produzione di numerosi tipi di polimeri dagli usi più svariati.

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