L’epidemia di covid è ormai dimenticata o quasi e quindi anche la polemica sui vaccini. E però spiacevole constatare che alcune idee preconcette sono rimaste incise come sulla pietra nella mente di una parte consistente della popolazione.

Prendo come esempio questa affermazione che si trova in un recente bel romanzo di uno degli autori del gruppo Wu Ming.[1] Afferma uno dei protagonisti: … va ribadito che questa politica di scaricabarile e divide et impera si impernia su un vaccino che attenua l’impatto del covid, ma non impedisce il contagio. Un vaccinato possessore di green pass può contagiare ed essere contagiato quanto un non vaccinato. Vaccinati o no, dotati di passo o meno, disobbedienti o ligi, è probabile che prima o poi il virus ce lo prenderemo tutti. Non ha senso sperare tante energie combattendoci tra noi …

Le frasi in grassetto sono  affermazioni corrette da un punto di vista logico, ma mistificanti da un punto di vista pratico. Mi spiego meglio. L’affermazione “se giochi al superenalotto, puoi vincere il primo premio”, è formalmente corretta, ma la probabilità che ciò avvenga nel caso della giocata di sei numeri ha una probabilità di verificarsi di circa 1 su 620.000.000. Certo, ogni tanto qualcuno guadagna il jackpot, ma è una evento rarissimo considerando il grandissimo numero di persone che invece giocano senza vincerlo.

Per tornare al caso dei vaccini, la persona vaccinata contro un certo virus produce anticorpi contro questo. Quando l’ospite viene a contatto con il virus, il suo sistema immunitario è pronto a rispondere e impedisce l’insorgere della malattia. La neutralizzazione del virus da parte degli anticorpi dovrebbe comunque impedirne, o diminuirne, la proliferazione. È vero che qualcuno si ammala lo stesso anche se vaccinato, ma in misura minore e con sintomi molto più lievi rispetto ai vaccinati. Quindi se vogliamo considerare ammalata la persona semplicemente perché è stata contagiata dal virus, allora è vero che ci si ammala lo stesso, anche se vaccinati. Però senza le conseguenze gravi della malattia (quelle che i no-Vax definiscono “i sintomi”) e, molto spesso, senza che la persona neanche si renda conto di essere stata contagiata (e ammalata).

Passiamo ora alla seconda affermazione. Se quanto detto sopra è corretto, la carica virale, cioè il contenuto di particelle virali nell’organismo della persona contagiata, sarà molto bassa e durerà un tempo molto breve. Quindi anche in questo caso la vaccinazione non esclude in modo assoluto che la persona vaccinata non possa infettare altri, ma le probabilità che questo accada diventano molto, molto più basse rispetto ai soggetti non vaccinati.

Forse sarebbe opportuno smettere di demonizzare i vaccini, che sono una delle forme di prevenzione più utili contro malattie un tempo fatali (e comunque un rimedio che potremmo definire più “naturale” perché basato sul sistema immunitario dell’individuo rispetto ai farmaci che vengono utilizzati quando la malattia è ormai insorta).

[1] Wu Ming 1, Gli uomini pesce, Einaudi Stile libero, pag. 592.

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