Ipazia (Hypatia, Alessandria d’Egitto, circa 355-415) è stata una filosofa, astronoma e matematica della Scuola di Alessandria d’Egitto, uno dei centri della cultura ellenistica del tardo impero romano. Figlia del filosofo Teone, di lei abbiamo solo le pochissime notizie tramandate dal suo discepolo Sinesio (Sinesio di Cirene, circa 370-413) e qualche cenno in alcune fonti antiche (Filostorgio, Damascio). Non essendoci giunto nulla dei suoi scritti, non possiamo sapere quali siano stati i suoi contributi originali in matematica, in astronomia o in filosofia, ma sappiamo da Sinesio che Ipazia nel 393 era a capo del Museo di Alessandria, probabilmente la massima istituzione accademica del mondo ellenistico, e questo testimonia la stima che ebbero di lei i suoi contemporanei. Secondo le cronache di epoca successiva, sia cristiane (Socrate Scolastico, Giovanni di Nikiu) che pagane (Damascio), fu uccisa in un tumulto dai parabolani (una specie di milizia cristiana) su istigazione del vescovo Cirillo (370-444, Patriarca di Alessandria, fu successivamente santificato). A posteriori possiamo dire che l’assassinio si colloca nell’ambito della fase finale del conflitto nel tardo impero romano tra pagani e cristiani, questi ultimi sostenuti fortemente dell’imperatore Teodosio e poi dai suoi successori (i decreti teodosiani, 391 e 392, avevano sancito la proibizione di ogni culto pagano).
La vicenda di Ipazia è stata raccontata, in modo inevitabilmente romanzesco vista la quasi totale mancanza di fonti, nel film spagnolo Agorà (regista Alejandro Amenábar, 2009). Il film è stato distribuito in Italia nel 2010 solo a seguito di una campagna di stampa (anche il sottoscritto all’epoca ha firmato una petizione che richiedeva che il film uscisse anche in Italia) e molte polemiche.
Il motivo di questo intervento è che alcuni giorni fa è uscito su “Corriere news” un articolo della scrittrice di Dacia Maraini dal titolo “La scienziata Ipazia e le donne di oggi”, nel quale viene sommariamente descritta la vicenda e l’autrice propone un parallelo tra Ipazia e la questione femminile al giorno d’oggi. L’occasione è quella di un premio ricevuto dalla scrittrice, premio intitolato proprio a Ipazia (congratulazioni). Sono totalmente d’accordo con il contenuto dell’articolo e con le conclusioni
… Oggi, nel 2022, i fanatici religiosi iraniani, in nome di un Dio geloso e punitivo, arrestano, frustano e sparano a volto e genitali delle donne che pretendono, come Ipazia, di rivendicare una libertà di studio e di pensiero, non ammessa dalla gerarchia ecclesiale. Cosa se ne ricava? Che la fede è un meraviglioso atto d’amore, ma va tenuta assolutamente separata dal potere costituito. Quando si pretende di imporla, decidendo non solo i comportamenti ma perfino i pensieri e le parole delle persone, soprattutto donne, si cade nell’odio e nella brutalità).
Non è necessario però, per sostenere le tesi dell’autrice, cadere nei falsi storici. Cito un paio di frasi, riportate nell’articolo:
… È a lei che dobbiamo l’invenzione dell’astrolabio e dell’idroscopio, strumenti sperimentali per lo studio matematico del firmamento. È la prima scienziata che teorizza qualcosa di inaudito per l’epoca: ovvero che la Terra non è il centro dell’universo ma un pianeta che gira intorno al sole in un universo pieno di altri pianeti….
Non sappiamo se Ipazia abbia mai sostenuto la tesi del sole al centro e della terra che ruota attorno con un’orbita ellittica, sappiamo però che la teoria eliocentrica era stata già proposta da Aristarco di Samo (II secolo a.C.) e sostenuta poi da Seleuco di Seleucia. Per quanto riguarda l’invenzione dell’astrolabio, la faccenda è più complessa: Eratostene ha inventato la sfera armillare intorno al 255 a.C., Ipparco di Nicea (II secolo a.C.) l’orologio anaforico (una specie di antenato dell’astrolabio), infine l’invenzione del cosiddetto “piccolo astrolabio” è attribuita a Teone di Alessandria, appunto il papà di Ipazia. L’oggetto era sicuramente noto a quest’ultima, come testimoniato da Sinesio. Per quanto riguarda l’idroscopio (con questo termine si fa riferimento allo strumento che serve a misurare i pesi immergendoli in acqua, non a quello per esplorare il fondo dei mari), la sua invenzione è del tutto incerta, ma sappiamo che Sinesio chiese ad Ipazia (Epistola XV) di costruirglielo, dandone una descrizione dettagliata.
In conclusione, non è necessario ingigantire i meriti di una donna scienziata (e filosofa) del passato per sostenere i diritti delle donne.

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