La libera diffusione del sapere è probabilmente uno degli aspetti chiave della scienza moderna (e in particolare delle scienze naturali o sperimentali) e una delle ragioni a cui si deve il suo grande sviluppo nel mondo occidentale a partire grosso modo dall’inizio del XVII secolo. Questo sviluppo ha subito una continua accelerazione che si è ormai estesa a livello planetario grazie soprattutto al numero sempre crescente di persone impegnate nella ricerca scientifica.
Ai tempi di Galileo e di Newton la diffusione dei risultati della ricerca avveniva nel breve periodo soprattutto tramite scambi di lettere tra i pochi addetti ai lavori e si concludeva eventualmente con la pubblicazione di un libro, oggetto a quel tempo costoso e riservato ad un pubblico limitato. L’avvento delle riviste scientifiche, all’inizio favorite dalla nascita delle accademie, ha permesso la diffusione dell’informazione su larga scala e l’uso della rete l’ha resa estremamente veloce e capillare.
La libera diffusione dei dati e delle idee riguarda la ricerca di base, mentre la ricerca applicata, che viene coltivata soprattutto nei centri di ricerca privati, è in genere vincolata al segreto, almeno fino a quando gli eventuali risultati non siano stati brevettati o pienamente sfruttati a scopo industriale e commerciale. La ricerca applicata però si ridurrebbe a ben poca cosa, se non potesse usufruire liberamente delle scoperte della ricerca di base, quest’ultima finanziata principalmente dalle istituzioni pubbliche o da fondazioni e donazioni.
Fino ad oggi la ricerca fondamentale, almeno nel mondo occidentale, è stata sostanzialmente libera (limitata solo dai fondi a disposizione) e i risultati pubblicati e disponibili a chiunque. Cosa succederebbe se in futuro non fosse più così? Immaginiamo per un momento che scienziati del calibro di Heisenberg, Schrödinger e altri ricercatori del Reich fossero stati costretti a mantenere segrete le loro idee sulla meccanica quantistica, e allo stesso tempo avessero potuto continuare ad usufruire dei risultati pubblicati da Einstein, Bohr, Fermi e altri. Questo avrebbe dato alla scienza tedesca un vantaggio sul resto del mondo e forse offerto a Hitler la possibilità di sviluppare la bomba atomica prima di tutti gli altri? Quanto appena detto è certo fantascientifico, però il fatto che oggi ogni scienziato sia libero di collaborare, almeno nel campo della ricerca fondamentale, con colleghi di altre nazioni senza restrizioni, se non quella della volontà dei singoli, e poi di rendere pubblici i risultati ottenuti, non è una cosa che possiamo dare per scontato. Già si può cominciare a notare talvolta una certa difficoltà a collaborare liberamente con ricercatori di alcuni paesi, forse un primo indizio delle restrizioni a cui sono soggetti questi ultimi. Se si sviluppasse la tendenza a limitare la libertà di divulgazione dei risultati da parte di stati che hanno un peso rilevante in campo scientifico, questo atteggiamento non spingerebbe anche altri a comportarsi allo stesso modo? Le limitazioni e restrizioni sulla pubblicazione di dati e teorie nella ricerca di base, analoghe a quelle già in vigore nella ricerca applicata, segnerebbero l’inizio della fine della libera diffusione delle idee, il cui risultato a lungo termine sarebbe un forte rallentamento della velocità del progresso della scienza.
Questo non sembra per il momento qualcosa che è alle porte, ma non possiamo dare per scontato che non avverrà mai.

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